TERRITORIO

Colonnara è nel cuore delle Marche, terre d'armonie. La sua tradizione vitivinicola fa rifermento a Cupramontana, la terra che ha inventato il vino.

 


LE MARCHE

Unica regione d'Italia al plurale, le Marche si distendono dolcemente dagli Appennini fino al mare Adriatico in armoniche valli per lo più parallele.

Sui colli che le affiancano e che ne scandiscono il digradare verso la pianura sorgono castelli e città murate di antiche tradizioni. Tutte le comunità custodiscono gelosamente la loro storia ed il loro passato; tutte hanno un personaggio da ricordare come un "grande", non di rado ai sommi vertici dell'arte o protagonista della storia. Rossini e Pergolesi, Spontini e Leopardi, Bartolini e Cecco d'Ascoli, Raffaello Sanzio e Bramante, Federico II di Svevia, Sisto V e Pio IX sono soltanto alcuni di questa "illustre famiglia": tutti figli di una terra unica e multiforme, umile e forte, sincera e generosa. Il silenzio o la "ritrosia" del marchigiano, infatti, non è sinonimo di timore, bensì la consapevolezza di operare con serietà, per affermare la qualità del proprio lavoro.

 


CUPRAMONTANA

Forse Cupramontana non ha inventato l'uva, ma ha "inventato" la specifica coltivazione del "verdicchio": tra i tanti vitigni presenti da secoli sul territorio, è riuscita a realizzare la migliore osmosi e sintonia tra le sue peculiarità e quelle della terra di origine.

La tradizione vitivinicola di Cupramontana è plurimillenaria. Ne è preziosa testimonianza visiva la cornucopia con grappoli d'uva retta da un putto alato, frammento di una più ampia decorazione marmorea d'epoca romana che arricchiva la dimora di qualche patrizio dell'antica Cupra Montana.

Le vigne che sul colle di Rovejano, nel territorio di Cupramontana, erano presenti in epoca longobarda e franca (secoli VIII-X) costituirono il legame ideale e concreto tra l'antichità classica ed il poderoso rinnovamento spirituale ed agricolo operato da una capillare presenza dei monaci benedettini nelle nostre colline e nelle nostre valli. Essi "insegnarono" di nuovo le coltivazioni agricole e, in particolare, della vite. Poi i monaci si diradarono ma il loro "insegnamento" conquistò spazi crescenti e progressivamente il settore vitivinicolo si affermò fino a far diventare Cupramontana (allora Massaccio fino al 1861) la terra che "abonda di viti che producono vini squisiti, ed in molta copia" (Francesco Menicucci, 1789).


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